Psicologo in vacanza: effetti sulla psicoterapia psicoanalitica

Lo psicologo, analogamente a tutte le altre persone che lavorano, sospende la propria attività professionale, per un periodo più o meno lungo, in occasione delle Feste Natalizie e del periodo estivo. Le vacanze rappresentano, inoltre, il meritato riposo anche per il paziente che, oltre alla propria attività lavorativa quotidiana, sta affrontando un faticoso lavoro su se stesso.

Tali pause non sono, però, scevre da conseguenze emotive e possono avere degli effetti sul paziente e sulla psicoterapia in corso, nonché, pur nell’asimmetria dei ruoli e delle competenze, anche sul professionista stesso. In questo articolo approfondirò tutti questi aspetti.

Cosa fare quando il terapeuta va in vacanza?

Durante un percorso psicoterapeutico le vacanze sono, nella maggior parte dei casi, vissute dai pazienti con sentimenti contrastanti: alcuni le percepiscono con sollievo, come un’occasione per allentare la tensione e l’impegno sollecitati dal lavoro psicoterapeutico; altri le considerano come una specie di ‘abbandono’, come un’incuria o negligenza per il processo in atto.

Inoltre, un trattamento ad orientamento psicoanalitico, come quelli offerti dal nostro Centro Clinico SPP, generalmente non è di breve durata e si svolge a una frequenza alta di sedute (almeno una o due alla settimana): si può, così, creare temporaneamente una ‘dipendenza emotiva’ tra paziente e psicoterapeuta, che ha, però, sempre come obiettivo finale l’autonomia, l’autenticità e il benessere della persona. Proprio per questo motivo la psicoterapia psicoanalitica, se è efficace, ha sempre una conclusione, perché, ad un certo punto, il paziente deve essere in grado di procedere da solo, di individuarsi, per citare la psicoanalista Margaret Mahler (1978).

Nel corso della mia esperienza professionale, mi sono sempre più convinto che la pausa per le vacanze non sia affatto un elemento negativo, ma, al contrario, rappresenti una risorsa che permette al paziente di valutare i risultati raggiunti, aiutandolo a riconoscere la reale intensità del proprio impegno. Naturalmente ciò non significa, che non possa rappresentare anche un momento emotivamente difficile e complesso, come lo sono spesso le situazioni di separazione, nelle quali vi è una crescita o un’evoluzione a livello personale.

La terapia psicoanalitica è, inoltre, un processo che prosegue anche durante la pausa dalle sedute ‘dentro’ il paziente e ‘dentro’ lo psicoterapeuta. In queste circostanze possono, quindi, avvenire nel paziente intuizioni, comportamenti inediti e più funzionali, bilanci dei vantaggi e dei miglioramenti ottenuti con la terapia, possibilità di valutare con maggiore chiarezza i sintomi, i disagi e le sofferenze che lo hanno portato a chiedere aiuto.

Il terapeuta e le vacanze

Nella prospettiva di una pausa per le vacanze, anche lo psicoterapeuta deve fare i conti con le proprie fragilità di essere umano e deve contenere ed elaborare gli eventuali suoi sensi di colpa, il proprio dispiacere e, a volte, le proprie preoccupazioni che, nel periodo di ferie, si verifichino regressioni o peggioramenti del paziente, proprio quando magari sembrava che quest’ultimo traesse beneficio dal lavoro intrapreso.

Gli atteggiamenti consci ed inconsci del terapeuta nei confronti del paziente vengono definiti in psicoanalisi controtransfert. Essere psicoterapeuta, ad orientamento psicoanalitico, presuppone la capacità di raggiungere un alto livello di consapevolezza del proprio controtransfert, per evitare la confusione dei ruoli e per non nuocere alla persona che ci chiede aiuto: ciò si ottiene solamente attraverso un adeguata e accurata formazione, che, seppure in modi diversi, deve continuare lungo l’intero arco della propria vita professionale e che prevede anche un lavoro su se stessi.

L’analista ha una specie di doppio controtransfert: uno più generico, che riguarda tutto il lavoro, una sorta di idea generale di paziente e di essere con i pazienti, e uno più specifico che si modifica a secondo della persona con la quale instaura una relazione terapeutica. Questo secondo tipo di controtransfert è una fonte di informazione preziosa per le terapie in atto: ad esempio, lo psicoanalista si accorgerà di tendere a preoccuparsi, per la pausa delle vacanze, più di un paziente che di un altro, e ciò, non solo per lo stato clinico in cui versa la persona, ma anche per come l’inconscio dell’assistito vuole che l’altro lo pensi.

Per cui, a parità di condizioni, ci saranno pazienti che inducono l’analista a essere molto tranquillo, che tanto da soli se la caveranno benissimo e altri che, invece, faranno in modo di far sentire il terapeuta molto in apprensione. Quindi ciò che proverà emotivamente il terapeuta rispetto ai pazienti nella pausa per le vacanze, fornirà delle indicazioni importanti di come il paziente fa sentire gli altri, nelle relazioni importanti della sua vita.

Conclusioni

Il rapporto che il paziente instaura con il proprio psicoterapeuta è una relazione molto particolare, dato che quest’ultimo è il custode delle sue sofferenze, oltre che dei suoi segreti. Il proprio analista diviene, così, una figura significativa della propria vita, perché è costantemente presente e, soprattutto, non giudicante. Forse è questo che rende la separazione emotivamente complessa, anche se è momentanea, come nel caso delle vacanze. 

Per questo, generalmente, comunico ai pazienti con anticipo il periodo delle mie vacanze. In alcuni casi, chiedo anche ai miei assistiti se hanno propri progetti di ferie, così da favorire l’accettazione di questa separazione e la sua assimilazione nell’evoluzione della psicoterapia stessa.

Può succedere che pazienti, che sono in un momento di particolare difficoltà e/o sofferenza, non riescano, o facciano molta fatica, a tollerare il distacco e, quindi, cerchino con un’eccessiva insistenza un contatto telefonico o tramite sms o WhatsApp con il proprio analista, come se volessero annullare le distanze e far finta che l’interruzione della psicoterapia non esista: in questo caso spetterà al terapeuta comprendere quanto per quelle particolari persone, in quello specifico momento, possa essere utile avvallare, contenere o limitare questo tipo di iniziative.

(A cura del dott. Davide Fiocchi – Docente Centro Clinico SPP dell’Adulto).

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