Autostima in adolescenza: come aiutare i ragazzi?

L’autostima è il riflesso delle modalità attraverso le quali il mondo interno dell’individuo ha metabolizzato le esperienze relazionali ad alta intensità affettiva nel corso della propria vita. E’ dunque il precipitato delle impronte lasciate dalle relazioni primarie con le figure di accudimento, dallo sviluppo delle esperienze di socializzazione e da quelle legate al successo nelle prestazioni.

Ripetute carenze affettive, ad esempio, possono convincere l’individuo di non essere meritevole di attenzioni e amore a causa di uno scarso valore di sé. Non è tanto ciò che si è fatto quindi a determinare in tal caso la scarsa autostima, ma una vera e propria deflazione del sé considerato intrinsecamente carente (come spiega molto bene il dott. Luca Paganoni nell’articolo: “Autostima e vergogna: come aumentare la fiducia in sé?”). La struttura del mondo interno determina il modo in cui l’individuo valuta se stesso e l’investimento emotivo-affettivo su di sé. Ad esempio la presenza di una forte autocritica interna a carattere denigratorio provoca una costante deflessione dell’autostima che porta l’individuo a sentirsi ansioso e depresso.

Gli ideali legati al sé (come vorrei essere) possono rappresentare una forte spinta all’autorealizzazione e a investire sui propri desideri, ma al tempo stesso, se troppo elevati e/o irrealistici, provocano un costante senso di svalorizzazione e incapacità. Le persone con scarsa autostima tendono perciò a valutarsi negativamente, a riconoscere in sé soprattutto le carenze e le debolezze, a demordere facilmente poiché sono estremamente sensibili alla delusione e a vivere un fallimento come una condanna inoppugnabile piuttosto che come un’esperienza dalla quale trarre insegnamento. Già nei bambini possiamo osservare differenti modi di confrontarsi con la frustrazione, pertanto il ruolo delle figure adulte è fondamentale nel supportarli ad affrontare tali esperienze; è tuttavia durante l’adolescenza che l’individuo acquisisce progressivamente su di sé tale funzione in modo più definitivo.

Adolescenza e autostima

L’adolescenza perciò è quel periodo in cui all’interno dell’edificazione identitaria si costruisce anche il pilastro dell’autostima. Non sono più mamma e papà (o almeno non più esclusivamente) a fornire rassicurazione e valorizzazione, ma i pari, gli altri al di fuori della famiglia. Un compito evolutivo fondamentale dell’adolescenza è quindi quello di confrontarsi in modo più serrato con l’altro e perciò con l’alterità. Il confronto con l’alterità provoca curiosità, eccitazione e sollecita il desiderio della scoperta, ma al tempo stesso è fonte di frustrazione. L’adolescente inoltre è alle prese con un altro importante compito evolutivo, quello della separazione, separazione dalle figure genitoriali dell’infanzia, ma anche separazione dal mondo e dalle fantasie infantili.

Tale processo implica un dispendioso lavoro di elaborazione emotiva caratterizzato in filigrana da profondi vissuti di solitudine. Non solo infatti l’adolescente deve lasciare il porto sicuro del nido familiare, ma deve anche lasciare le fantasie infantili che lo proteggevano dalle angosce abbandoniche. Il migliore amico, il gruppo di pari, il primo amore rappresentano da una parte nuove esperienze di transizione alla vita adulta, ma anche relazioni che proteggono dalla solitudine e vicariano alcune funzioni affettive della famiglia (rispecchiamento e sostegno). Le modalità con cui l’adolescente attraversa la frustrazione e gestisce i vissuti di solitudine contribuiscono perciò alla costituzione di una sana autostima.

Il ruolo dei genitori

Il ruolo affettivo dei genitori mantiene una grande importanza in adolescenza (separazione infatti non significa abbandono, ma trasformazione). L’adolescente tende ad allontanarsi per sperimentare, ma può avere bisogno di tornare indietro per trovare ristoro o conforto. La funzione di ascolto del genitore in tali momenti è estremamente importante, ma non va intesa esclusivamente in modo ristretto (una persona che parla di sé ad un’altra). Spesso gli adolescenti non parlano, non si confidano con i genitori e comunicano attraverso il comportamento. L’ascolto dei segnali comportamentali è pertanto necessario e corrisponde a una sintonizzazione affettiva con i bisogni del figlio.

Altre volte la comunicazione da parte dell’adolescente può avvenire con modalità recriminatorie e sottintendere un profondo senso di frustrazione. Un genitore di fronte a esperienze di frustrazione del figlio si sente addolorato e può istintivamente cercare di intervenire risolvendogli il problema (pensiamo ad esempio a una problematica scolastica). In questi momenti va attentamente valutato quanto il problema travalichi oggettivamente le capacità del ragazzo di farvi fronte o quanto il genitore si stia sostituendo al figlio nella gestione delle normali esperienze di vita consentendogli un sollievo momentaneo, ma non permettendogli di sentirsi capace di superare una difficoltà e di gestire la frustrazione. L’autostima infatti viene rafforzata dall’esperienza di essere riusciti a superare le difficoltà con le proprie risorse.

Il ruolo del gruppo

In adolescenza uno degli elementi che da una parte possono favorire e dall’altra possono compromettere una buona autostima è l’inserimento nel gruppo dei pari. Il gruppo amicale è il luogo dove possono realizzarsi le spinte pulsionali e dove il processo di separazione-individuazione messo in atto dall’adolescente trova la propria rappresentazione simbolica. Se questo passaggio avviene in modo fluido l’esperienza gruppale diviene uno strumento di rafforzamento dell’autostima. Quando invece l’adolescente non riesce a entrare positivamente in contatto con i pari, può provare a omologarsi al gruppo pur di assicurarsi l’affiliazione. In tale situazione è frequente la messa in atto di comportamenti disfunzionali come furti, risse, abuso di sostanze, atti di bullismo.

Come aiutare un adolescente a rafforzare la sua autostima?

Gli adolescenti necessitano di essere riconosciuti nelle proprie capacità, ma anche nelle proprie caratteristiche peculiari; la svalorizzazione così come l’eccessiva attribuzione di valore rischiano di compromettere l’autostima provocando nel primo caso configurazioni depressive, nel secondo caso un’ipertrofia del proprio senso di valore come nei disturbi narcisistici overt. La capacità di tollerare la frustrazione è un altro elemento centrale nell’acquisizione di una sana autostima che, pur definendosi in modo stabile durante l’adolescenza, è influenzata dal clima affettivo familiare sin dall’infanzia.

L’acquisizione di autonomia risulta essere un altro cardine su cui poggia l’evoluzione dell’autostima ed è fortemente condizionata dalle relazioni familiari e dagli stili educativi. Negli adolescenti la deflessione dell’autostima non si manifesta esclusivamente attraverso vissuti depressivi, autosvalutazione o ritiro sociale; in alcuni casi si esprime mediante comportamenti aggressivi, uso di sostanze, disinvestimento scolastico mostrando quanto sia sempre importante prendersi il tempo necessario per scoprire cosa si cela al di sotto del sintomo.

Dr. Giancarlo Di Fiore - Centro Clinico SPP Milano età adulta