Ritiro sociale in adolescenza: fattori e cura psicologica

È del tutto normale che in adolescenza un figlio si chiuda in camera per ore e impedisca l’accesso a mamma e papà. Non è nulla di preoccupante o di patologico, è una tappa comune, i ragazzi lo fanno per sottolineare la loro ricerca di indipendenza e perché hanno bisogno di avere i propri spazi

Ci sono però certi casi in cui questo isolamento, se protratto, può essere indice di una patologia definita ritiro sociale, che colpisce di solito in adolescenza, dato che in molti casi è generata dall’impossibilità di affrontare le sfide imposte dalla crescita. I ragazzi quindi si proteggono evitando del tutto i contatti con il mondo.

QUALI SONO I FATTORI CHE INDICANO CHE SI TRATTA DI RITIRO SOCIALE?

Perché si possa parlare di ritiro sociale il figlio deve in primo luogo aver passato chiuso in camera un tempo minimo di sei mesi, di conseguenza i contatti con tutto il mondo relazionale sono stati interrotti. Deve non avere più una relazione con genitori, fratelli, amici e ovviamente non andare più a scuola o nei luoghi di aggregazione frequentati prima. Questo isolamento con il mondo reale dovrebbe essere compensato da una vita sociale molta attiva su Internet, quindi è frequente che questi adolescenti passino il tempo incollati a un computer, uno smartphone o un tablet e siano molto attivi sui social network, nei forum, nelle chat di gruppo o nei giochi online. Ciò dovrebbe essere accompagnato anche da un’inversione dei ritmi circadiani, ovvero dei ritmo sonno- veglia, capita che non sappiano se sia giorno o notte, mentre in alcuni casi succede che questi ragazzi escano dalla camera proprio la notte, per essere certi di non incontrare nessuno o vaghino per la casa quando sanno che tutti sono usciti.

Naturalmente tutto questo dovrebbe provocare apatia e letargia costante. A cascata, questo rifiuto del presente, della scuola e delle relazioni sociali, fa sì che questi ragazzi non pensino minimamente al futuro e che quindi non lo pianifichino in alcun modo. Generalmente tutto ciò è accompagnato da un profondo senso di vergogna per due motivi principalmente: per il proprio corpo, visti i cambiamenti fisici tipici in adolescenza, ma non sempre vissuti serenamente, e nei confronti dei propri familiari, per l’idea di aver deluso le loro aspettative.

QUALI SONO I MOTIVI?

I motivi che portano all’innescarsi del ritiro sociale sono legati sia alla sfera fisica sia a quella mentale sia a quella sociale. In un momento come questo il fatto di vivere la sessualità in adolescenza è accettato e comune e tutto questo è legato fortemente alla sfera fisica; entra per forza in gioco il corpo. I cambiamenti a livello fisico in adolescenza sono enormi e spesso non sono vissuti in modo sereno per i canoni imposti dalla società. Ecco che allora il corpo viene visto come brutto, goffo, inadeguato e la soluzione è non mostralo, ritirandosi. Insieme ai modelli fisici che impone la società attuale, ci sono anche modelli che puntano moltissimo sull’essere “vincenti”, popolari, e può capitare che anche la famiglia insegni questo fin dall’infanzia: che si deve essere in un certo modo per avere valore. Se non si riesce quindi a essere come si dovrebbe essere in adolescenza, se non ci si sente all’altezza delle aspettative sociali e familiari, per il senso di vergogna che accompagna questa idea, ci si può ritirare in una stanza.

A livello mentale il ritiro sociale è spesso legato a disturbi d’ansia e a depressione. Affrontare le sfide che una società come questa per forza impone crea in alcuni ragazzi moltissima ansia. Si pensa che sicuramente confrontarsi con la società o mettersi alla prova avrà esiti disastrosi e per evitare che ciò accada ci si mette nella condizione di non trovarsi a doverlo fare, ritirandosi. Anche la depressione gioca un ruolo importante; un ragazzo che non si sente meritevole d’amore o che è sicuro di fallire in qualsiasi campo può rinunciare a mettersi in gioco in toto. Tutto ciò che accade conferma la visione negativa di sé stesso e del mondo portando a una chiusura in sé stessi e a una perdita di piacere nel fare ciò che generalmente faceva, e sfociare infine nel ritiro sociale.

QUAL E' IL TRATTAMENTO?

È quasi impossibile che queste situazioni si risolvano con il tempo e senza l’aiuto di uno specialista. È fondamentale quindi in questi casi affidarsi a uno psicoterapeuta e/o a uno psichiatra, che inizialmente può avere un contatto telefonico con il ragazzo, per aiutarlo a fidarsi di lui senza sentire eccessiva pressione e solo in seguito vederlo nel proprio studio.

La cura deve agire su diversi fronti. Da una parte bisogna aiutare il ragazzo a distinguere quale sia l’immagine distorta e negativa che lui ha di sé e quale sia quella che hanno gli altri, dall'altra aiutarlo a mettere in atto comportamenti funzionali e socialmente accettati, cercare di sostituire i pensieri negativi con altri che non influenzino le realtà in negativo. Insomma, da questa patologia si può uscire, ma non da soli, serve l’aiuto di qualcuno di competente.

Dr.ssa Diana Medri - Centro Clinico SPP età adulta Milano

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