Sindrome dell'impostore cronica

Il primo principio è che non devi ingannarti
e tu sei la persona più facile da ingannare.

(Richard P. Feynman - Premio Nobel per la Fisica)

 

Cos’è la sindrome dell’impostore?

Prima di affrontare il fenomeno specifico, è utile soffermarsi sul termine 'sindrome': esso fa riferimento a un insieme di sintomi che determinano una condizione clinica. È interessante anche un corollario: i vari sintomi che costituiscono una sindrome non hanno necessariamente una stessa causa.

Venendo ora alla cosiddetta sindrome dell'impostore, essa è caratterizzata dal profondo dubbio di essere all'altezza di un compito che sarebbe proprio (per formazione o professione), di meritare riconoscimenti o successi in quella dimensione e di essere prima o poi scoperti per la propria "vera" inettitudine.

È una sensazione soggettiva, che procura disagio in chi la sperimenta, ma non ha ancora avuto un riconoscimento formale. E, in effetti, l'espressione originale inglese recita "impostor phenomenon", è un fenomeno più che una sindrome, ed è stato introdotto alla fine degli anni '70 da due psicologhe statunitensi: Pauline Clance e Suzanne Imes. Tuttavia, seppur non ben centrata, la traduzione italiana ha preso piede; perciò, in questo articolo continueremo a usare il termine 'sindrome dell'impostore'.

Prima di procedere la disamina, un punto appena citato è da sottolineare: la sindrome dell'impostore non è presente nei principali manuali diagnostici (DSM-V, PDM-2). Dunque, è una sorta di etichetta colloquiale, non ufficiale, usata per descrivere una condizione capace di creare vera sofferenza in alcune persone. Vedremo più avanti che questa assenza nei manuali potrebbe non essere una mancanza diagnostica da colmare, ma che la sindrome dell'impostore sia una declinazione di fragilità già riconosciute.

Il ventaglio delle manifestazioni sintomatiche della sindrome dell'impostore include:

  • - dubbi circa le proprie competenze e capacità
  • - immagine di sé debole
  • - tendenza ad attribuire i successi alla fortuna, al caso o ad altri fattori esterni alla persona
  • - perfezionismo
  • - paura di essere smascherati e giudicati
  • - bassa autostima
  • - senso di inadeguatezza
  • - tendenza a sottostimare i complimenti e i riconoscimenti da parte degli altri
  • - sensazione di non essere meritevoli dei traguardi raggiunti
  • - ansia
  • - paura del fallimento
  • - si presenta soprattutto in ambito scolastico, formativo e professionale.

Come capire se hai la sindrome dell’impostore?

Una temporanea incertezza circa le proprie capacità oppure un approccio critico ai propri successi non significano avere la sindrome dell'impostore. Perché l'ipotesi abbia valenza è necessario che i sintomi si presentino in quantità e qualità tali da intaccare la dimensione performativa della persona: dall'assentarsi nei giorni di prove scolastiche, alla scelta di non studiare per avere una giustificazione a eventuali voti bassi; dalla preoccupazione nell'affrontare le normali richieste del lavoro o le opinioni dei colleghi, alla riduzione dei compiti portati a termine per colpa del perfezionismo; dal precludersi buone occasioni professionali, fino a rinunciare all'attuale incarico per eccesso di ansia.

Altri tratti che non determinano la sindrome dell'impostore, ma che si pongono come eventuali fattori di rischio sembrano essere:

  • - accentuata introversione
  • - forte autocritica
  • - intenso bisogno di conferme esterne circa la qualità propria e del proprio operato
  • - perdita di motivazione
  • - forte timidezza
  • - diffidenza
  • - tendenza a sminuire i complimenti che si ricevono
  • - evitamento ad esporsi soprattutto nel campo in cui ci si sente un impostore
  • - sensazione di essere un bluff, una sorta di truffatore

Per una disamina più accurata e profonda può risultare prezioso il supporto di uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, con il quale, eventualmente, intraprendere anche un lavoro psicoterapico che mira alla risoluzione dei vissuti provocati dalla sindrome e di quelli che la causano.

Come si può combattere la sindrome dell’impostore?

Innanzitutto, si può provare a placare la pressione di questo fenomeno con strategie personali, come:

  • - impegnarsi a individuare le convinzioni negative circa le proprie competenze e, a mente fredda, riflettere su quanto siano effettivamente degne di credito;
  • - ridurre la tendenza a leggere il mondo in maniera scissionale, cioè: si vale tantissimo oppure non si vale nulla; gli altri sono capaci e noi siamo incompetenti (o viceversa). Perché le persone e i fenomeni umani non sono catalogabili in bianchi o neri, ma si inscrivono in scale di grigi;
  • - comprendere e accettare che mirare alla perfezione è uno sforzo destinato alla frustrazione: la perfezione può essere una meta da avvicinare senza mai toccare e, con una tale consapevolezza, essa può fare da sprone a migliorare; se, invece, diventa un'ossessione, essa si trasforma in un blocco e in una prigione mentale;
  • - riuscire a fare distinzione tra gli eventuali errori che si commettono e la qualità della persona;
  • - non far coincidere il proprio valore con il voto scolastico o la prestazione lavorativa;
  • - interrogarsi se l'auto-valutazione di un determinato giorno sia influenzata da un umore particolarmente triste o altre difficoltà appena incontrate.

È possibile, però, che la sindrome dell'impostore continui a far sentire i suoi sgradevoli effetti nonostante queste strategie. Allora può rivelarsi utile una psicoterapia a orientamento analitico, poiché dietro la sindrome dell'impostore può celarsi una fragilità del Sé, come un'antica ferita narcisistica che, mai sanata, può ancora far sentire fuori luogo, incapaci, inetti, non degni.

Sono convincimenti inconsci che nascono da esperienze ataviche, dalla cornice relazionale in cui ci si è mossi insieme ai caregivers, e che richiede un lavoro nel profondo, per alimentare quel Sé che troppo a lungo è rimasto denutrito.

Qual è l’opposto della sindrome dell’impostore?

Se alcune persone, seppur ben preparate e competenti, incappano nel dubbio di non saperne abbastanza, di non avere valore e di essere perciò degli impostori nel loro campo, esiste anche una distorsione cognitiva opposta: altre persone tendono a sovrastimare le proprie competenze, soprattutto quando in realtà sono poco esperte, giungendo a credersi capaci oltre la media.

Questo fenomeno va sotto il nome di effetto Dunning-Kruger, dai cognomi dei due psicologi statunitensi che hanno studiato per primi il fenomeno. Questo effetto è una distorsione cognitiva prodotta da abilità metacognitive deficitarie, tali per cui la lettura di se stessi e delle proprie competenze risulta fortemente alterata.

Alla distorsione metacognitiva possono concorrere anche altre condizioni: per esempio, quando ci si approccia a un argomento nuovo sembra di star imparando tanto e velocemente, ma solo perché si parte da una base di ignoranza e non si hanno neppure parametri di riferimento su quanto l'argomento sia davvero vasto; e, al contempo, su quanto sia profonda la lacuna del nostro sapere.

La sindrome dell’impostore può causare depressione?

La sindrome dell'impostore è una sorta di sfiducia in se stessi che può riguardare ogni ambito dell'esistenza, ma nella maggior parte dei casi è sperimentata soprattutto in ambito formativo e lavorativo. Perciò, essa espone chi ne patisce a uno stato di incertezza e timore che può essere addirittura quotidiano, logorandone la tranquillità.

Inoltre, le nostre condizioni mentali si riverberano anche sul corpo (e viceversa): a livello fisico, la sindrome dell'impostore, con tutta la sua sintomatologia emotiva, può portare a disturbi del ritmo sonno-veglia, a modifiche dell'appetito (a seconda di come il soggetto reagisce allo stress si può osservare inappetenza oppure un aumento della fame nervosa) e ad altre manifestazioni psicosomatiche (tra le più comuni, mal di testa, nausee, disturbi gastrointestinali).

La costante paura di essere scoperti e smascherati; l'angoscia di perdere ciò che si è ottenuto, sebbene lo si consideri non meritato; il senso di indegnità che accompagna e svaluta ogni successo; i disagi che si vivono con il corpo; questi sono tutti stati che non possono che esitare in condizioni di forte stress e di intensa ansia, se non addirittura in sintomi depressivi.

Se poi, come abbiamo già ipotizzato, si comprendesse che i sintomi associati alla sindrome dell'impostore nascono da un Sé ferito, non alimentato e infragilito fin dall'infanzia, si potrebbe delineare uno scenario di depressione narcisistica, che richiede interventi terapeutici a opera di professionisti.

Se desiderassi contattarmi per un colloquio, ti invito a compilare il form di contatto.

Dr. Emanuele Visocchi - Centro Clinico SPP Milano dell'età adulta