Il subconscio: di cosa si tratta?

Con il termine subconscio si possono intendere quei contenuti che non sono direttamente accessibili alla coscienza, ma ne rimangono di fatto sotto la soglia. Questi contenuti non risultano però eliminati dalla psiche, né restano silenti, ma anzi manifestano la loro presenza in svariate forme, come ad esempio sintomi psichici e psicosomatici, automatismi e coazione a ripetere. Alcuni di questi contenuti possono inoltre emergere nella coscienza in determinate circostanze, come nel sogno e nel lavoro psicoterapeutico.

Ma attenzione! Il termine subconscio non possiede un significato scientifico condiviso. È una parola di uso comune, spesso usata in sovrapposizione ai concetti psicoanalitici di preconscio e inconscio, per indicare, in senso generale, processi mentali non consci.

Il subconscio più che un “luogo della mente”, può perciò essere inteso come una funzione dinamica dell’attività psichica, in riferimento ai meccanismi che operano al di fuori della consapevolezza.

Qual è la differenza tra subconscio e inconscio?

Spesso i termini subconscio e inconscio possono suscitare una certa confusione ed essere utilizzati come sinonimi, ma descrivono in realtà due concetti differenti.

Il termine subconscio è usualmente associato al lavoro di Pierre Janet (1859-1947), psichiatra francese di fine Ottocento, che studiò i fenomeni della dissociazione e della frammentazione dell’esperienza nei disturbi isterici e traumatici. In quest’ottica il tema non risulta tanto essere quello della “profondità” dei contenuti mentali, quanto più del loro grado di integrazione nella coscienza.

Il concetto freudiano di inconscio è invece diverso. Nella teoria della prima topica, Freud distingue tra conscio, preconscio e inconscio, avanzando un’idea di mente che va dalla superficie ai recessi più profondi. Può così essere esemplificata:

  • - Conscio: indica i contenuti immediatamente disponibili nella coscienza;
  • - Preconscio: comprende contenuti non attualmente presenti nella coscienza, ma recuperabili;
  • - Inconscio: designa un sistema dinamico regolato dalla rimozione e non accessibile attraverso il semplice richiamo volontario.

Da questo punto di vista ciò che viene comunemente chiamato subconscio non coincide pienamente né con il preconscio né con l’inconscio, ma rappresenta un’etichetta generica che raccoglie fenomeni eterogenei.

In una cornice teorica espansa è possibile proporre una rappresentazione rielaborata della mente secondo due dimensioni complementari:

  • - La prima, costituita da un asse verticale, di matrice freudiana, distingue il grado di accessibilità dei contenuti (conscio, preconscio, inconscio);
  • - La seconda, costituita da un asse trasversale, ispirata al pensiero di Pierre Janet, riguarda invece il grado di integrazione dell’esperienza cosciente.

In questa prospettiva il cosiddetto subconscio non costituisce un’area della mente, ma un insieme di processi non pienamente integrati nel campo della coscienza, più vicini alla dissociazione che alla rimozione.

L’inconscio freudiano è dunque definito da dinamiche conflittuali e dal meccanismo della rimozione, mentre i fenomeni subconsci possono rimandare a processi dissociativi o impliciti.

Si potrebbe pertanto intendere il subconscio, più che come una localizzazione topografica, come una regione diffusa che si interseca con il preconscio e l’inconscio, costituendo una sorta di funzionamento “parallelo” rispetto alla “coscienza centrale”.

In sintesi, il subconscio non è un costrutto teorico indipendente, ma una categoria descrittiva del linguaggio comune che si sovrappone parzialmente ai concetti di preconscio e inconscio, senza coincidere pienamente con essi.

Cosa succede nel subconscio? Come funziona il nostro subconscio?

Nel subconscio, o sarebbe quindi più corretto dire, in modo subconscio agiscono quei processi che, per vari motivi, operano al di fuori della coscienza. Considerando perciò il subconscio come un processo dinamico misto possiamo descrivere in questo modo il suo funzionamento:

  • - Preconscio: comprende contenuti non immediatamente disponibili alla coscienza, ma potenzialmente accessibili. Se richiamati, essi possono diventare coscienti;
  • - Dissociazione: i frammenti esperienziali non integrati nella “coscienza centrale” continuano a rimanere attivi in modo subconscio. Essi costituiscono una sorta di sistema dissociativo relativamente autonomo che agisce come una forma di coscienza non immediatamente afferrabile e coerente, avvicinandosi in questo modo ai processi dissociativi descritti da Janet ed in generale alla teoria contemporanea della dissociazione;
  • - Inconscio rimosso: secondo la metapsicologia freudiana il meccanismo della rimozione impedisce l’accesso di alcuni contenuti, considerati spiacevoli, alla coscienza. Questi contenuti non vengono però cancellati, ma appunto rimossi, andando a costituire l’inconscio e continuando a manifestare il loro effetto;
  • - Inconscio non rimosso e non rappresentato: racchiude esperienze precoci relative ad un periodo arcaico dello sviluppo, generalmente inteso nei primi due anni di vita. Alcune esperienze non possono perciò essere ricordate esplicitamente, in quanto inscritte su di un registro sensoriale pre-simbolico.

Il subconscio indica quindi il nome colloquiale con il quale ci si riferisce ad un insieme di processi distribuiti tra forme di non-integrazione e non-rappresentazione dell’esperienza, oltre che poter potenzialmente descrivere operazioni legate alla memoria implicita.

Chi parla di subconscio?

Come si evince, il subconscio risulta essere un termine polisemico non collocabile in una precisa cornice di riferimento teorico. Concetto già ritrovabile, sotto varie forme, nel pensiero filosofico occidentale, è a cavallo tra il XIX e il XX secolo che la parola assume il suo attuale significato, diffondendosi in ambito psichiatrico, principalmente con autori come Pierre Janet.

Il termine subconscio appare anche nel primo Freud, come nozione descrittiva, e viene presto abbandonato, data la sua ambiguità, in favore del concetto di inconscio, su cui si fonderà successivamente la teoria psicoanalitica.

Attualmente il termine subconscio non è utilizzato in ambito scientifico, ma è eventualmente possibile fare menzione delle neuroscienze e della psicologia cognitiva che, occupandosi di temi come quello della memoria implicita, in particolare studiano:

  • - Il priming: meccanismo per cui esperienze percettive precedenti influenzano inconsapevolmente il modo in cui vengono interpretati nuovi stimoli;
  • - La memoria procedurale: contiene esperienze motorie e cognitive e consente di acquisire comportamenti automatici;
  • - La memoria emotiva: insieme di processi di apprendimento affettivo in rapporto all’ambiente di accudimento primario che contribuiscono alla formazione di pattern di comportamento.

Questi concetti potrebbero talvolta ricondurre, nel linguaggio comune, all’idea di subconscio. Ad esempio, attività come guidare in modo automatico o esprimere determinate abilità motorie, così come anche l’immediata reazione emotiva ad alcuni stimoli sono colloquialmente definite subconsce, o comunque non consapevoli.

In ultima analisi il termine subconscio trova il suo principale utilizzo e significato condiviso in un contesto non scientifico, per riferirsi a quanto più generalmente agisce sotto il livello della coscienza.

Quanto è potente il subconscio?

In linea di continuità con gli elementi che costituiscono il proprio mondo interiore, i processi mentali subconsci modellano parzialmente il campo delle possibilità prima ancora che intervenga la coscienza. L’individuo può infatti essere profondamente influenzato da essi e, per certi versi, “esserne agito”. Questi processi però non determinano rigidamente le azioni dell’individuo, né sostituiscono il libero arbitrio, ma possono condizionare il modo in cui egli interpreta la realtà. I processi subconsci possono quindi:

  • - Guidare l’individuo alla ricerca di significati che contribuiscono all’accrescimento di un senso personale;
  • - Vincolare alla ripetizione di esperienze in cerca di integrazione per sviluppare un senso del Sé coerente;
  • - Rivelare attraverso i sogni desideri profondi;
  • - Consentire operazioni implicite che permettono alla mente di elaborare informazioni, rendendo possibile gran parte delle attività quotidiane.

Chi ha inventato il concetto di subconscio?

Come anticipato, il contemporaneo concetto di subconscio si sviluppa in ambito psichiatrico verso la fine del 1800 per descrivere quei processi mentali che agiscono in modo non consapevole. Tra gli autori più rilevanti per la sua genesi concettuale vi è il già citato Pierre Janet, psichiatra francese che si occupò dei fenomeni isterici e dissociativi. In particolare, Janet utilizza l’espressione idee fisse subconsce per indicare quei contenuti che agendo sotto il livello della coscienza continuano a influenzare il comportamento dell’individuo, ponendosi alla base della sintomatologia nevrotica.

Nella sua teorizzazione l’autore descrive infatti un insieme di contenuti non integrati nella coscienza che derivano da una debolezza della funzione di sintesi della mente. Secondo Janet, infatti, la coscienza non è semplicemente la somma delle esperienze, ma una funzione attiva di integrazione. Quando questa funzione si indebolisce, alcune esperienze, in particolare quelle traumatiche, non vengono assimilate in una narrazione coerente di sé. Esse tendono a separarsi attraverso fenomeni dissociativi, dando origine a stati mentali frammentati e relativamente indipendenti.

Nella teoria di Janet il funzionamento mentale appare perciò basato su una funzione di integrazione che organizza l’esperienza in una coscienza unitaria. La prospettiva dell’autore è quindi centrata sul concetto di dissociazione, più che su quello di rimozione. Le esperienze traumatiche non elaborate non vengono perciò rimosse, ma rimangono presenti in forma non-integrata, condizionando il funzionamento psichico.

In conclusione, il termine subconscio sopravvive principalmente nel linguaggio comune, dove viene impiegato, in modo non rigoroso, per descrivere genericamente quei fenomeni che si verificano al di sotto della coscienza. In ambito scientifico si preferisce invece fare riferimento a specifici processi inconsci.

Dr. Andrea Zenari - Centro Clinico SPP Milano età adulta

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