Gelosia patologica e psicoterapia psicoanalitica

“È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre” W. Shakespeare
La gelosia è la paura di perdere chi amiamo, un’emozione che tutti conoscono e che ha a che fare con il bisogno di esclusività e con angosce di perdita, di abbandono, di separazione.
È un sentimento frequente fin dalla prima infanzia: il bambino la sperimenta tipicamente con l’arrivo di un fratello minore, vissuto come colui che ruba l’amore e le attenzioni della mamma. Come fa notare Winnicott, si tratta di una tappa evolutiva dello sviluppo perché indica che il bambino ha cominciato ad amare, che è legato al suo oggetto d’amore, la mamma.
La gelosia si manifesta anche nei confronti della madre o del padre, legati tra loro in una relazione di coppia che esclude il bambino; più avanti nel corso della vita, si rivela in particolare nella relazione amorosa, a volte in maniera eccessiva, portando con sé ansia, angoscia, scoppi d’ira, aggressività.
Se nella retorica dell’amore romantico, la gelosia era vista un tempo come un indicatore di quanto il partner geloso tenesse all’amato/a, oggi viene invece riconosciuta, oltre una certa soglia, come un sintomo preoccupante di un attaccamento amoroso disfunzionale, fino ad arrivare al caso estremo di chi ha perso ogni contatto con la realtà ed è affetto da “Disturbo delirante di tipo geloso”, un disturbo psichiatrico che rientra nei casi contemplati dal DSM 5, manuale di riferimento per la psichiatria.
La gelosia in amore
Nella gelosia si è sempre in tre: chi ama, l’amato, e il rivale. La gelosia si configura perciò come un sentimento molto complesso, che ha a che fare con l’amore, ma anche con l’odio, l’invidia e il desiderio di possesso. Spesso si manifesta con comportamenti controllanti: alcuni spiano le chiamate e i messaggi sullo smartphone del compagno, altri si spingono oltre, arrivando a limitare la libertà e le relazioni del partner attraverso la manipolazione o addirittura la coercizione.
Del resto, questo non serve a far diminuire la gelosia, che spesso è del tutto immotivata e irrazionale; ne è un esempio estremo la gelosia che riguarda il passato, un sentimento che può avvelenare in maniera importante la relazione, senza possibilità di rimedio. La gelosia retroattiva mostra come questo sentimento non dipenda tanto dall’altra persona, quanto da chi la prova.
Alle origini c’è il tipo di attaccamento che il geloso ha sperimentato da bambino verso la figura di riferimento, la madre: chi non ha fatto esperienza di un attaccamento sicuro, cioè della possibilità di contare sulla presenza sicura e supportiva dell’altro, in età adulta tenderà a portare con sé quel senso di insicurezza che può scatenare la gelosia. Anche la bassa autostima e il senso di inadeguatezza e di insicurezza possono alimentare la gelosia.
Quando la gelosia è patologica
Gli effetti di questo sentimento sono negativi per chi la prova, che vive nel tormento, per chi ne è oggetto e viene costantemente messo in dubbio, e per la relazione. Riconoscere quando la gelosia supera il limite della normalità e diventa patologica è importante anche per capire come gestire la situazione.
Quando la persona gelosa ha pensieri ossessivi rispetto ai tradimenti, quando mette in atto comportamenti di sorveglianza, accusa il partner, cerca di isolarlo e ha reazioni emotive incontrollate, la gelosia è oltre il livello di guardia.
Chi ne soffre, dovrebbe ricorrere a un aiuto psicologico perché un alto livello di gelosia mette a rischio la relazione, compromette la qualità della vita ed è sintomo di una problematica più profonda che può essere affrontata in maniera efficace con una psicoterapia psicoanalitica.
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Dr.ssa Sara Pagani - Centro Clinico SPP Milano dell'età adulta
