Alienazione Parentale e Genitoriale: cos'è e cosa fare?

Alienazione parentale e sindrome di alienazione genitoriale: cosa fare, soluzioni, rimedi con la psicologia

Separarsi risulta estremamente complesso; si attivano meccanismi individuali che possono comportare escalation di conflittualità non gestibile. Quando la coppia genitoriale non riesce ad attingere alle proprie risorse, per svariati motivi le cui radici trovano terreno in varie aree della vita, in vulnerabilità di natura psicologica, in storie personali particolarmente faticose o in diagnosi di natura psichiatrica, le difficoltà della separazione potrebbero ricadere sui figli.

Alienazione genitoriale... i figli

Il destino di questi ultimi è diventare strumenti manipolatori con elevato rischio di abuso psicologico o emotivo per necessità dell’uno o dell’altro genitore.
Quando la separazione è altamente conflittuale e uno dei due genitori ha necessariamente bisogno per sé –in maniera disfunzionale e clinicamente disturbante- di allontanare l’ex compagno, possono configurarsi condotte alienanti.

L’alienazione genitoriale consiste nell’allontanare fino ad alienare una figura genitoriale dalla frequentazione e dal rapporto di crescita del figlio, attraverso una o più condotte, sino a giungere nei casi più gravi alla definitiva sottrazione del figlio, per un lungo lasso di tempo o addirittura per tutta la vita. Si tratta di una serie di condizioni che smuovono perplessità sia perché spesso usate a sproposito per giustificare ad esempio reazioni di evitamento da parte dei figli oppure per coprire mariti o mogli trascuranti e/o inadempienti nelle funzioni genitoriali sia perché non sono state fino a ora sistematizzate e tutelate dal punto di vista diagnostico.

Alienazione parentale: significato (secondo Bernet)

L’Alienazione parentale, infatti, non rientra a pieno regime nelle patologie psicologiche-psichiatriche e non è stata riconosciuta ufficialmente dal DSM V, ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (2016). Diventa patologia quando si esprime in un disturbo codificabile e un’ottima proposta, che diviene utile sia per i professionisti sia per i genitori, è stata quella di Bernet che ha rivisto in maniera più esaustiva la prima concettualizzazione elaborata da Gardner (1985).
Bernet ha definito il Parental Alienation Disorder (PAD) secondo i seguenti criteri (Gulotta G., 2016 p.189-190):

-  Il bambino si allea a uno dei genitori e rifiuta la relazione con l’altro senza legittime giustificazioni, generalmente in un contesto di separazione conflittuale e/o di disputa per l’affidamento;

- Il bambino manifesta i seguenti comportamenti: a) costante rifiuto verso un genitore, che raggiunge il livello di una vera e propria campagna di denigrazione; b) utilizzo di razionalizzazioni futili, deboli, assurde per criticare persistentemente il genitore rifiutato;

- Il bambino manifesta almeno due tra i seguenti comportamenti e atteggiamenti: a) mancanza di ambivalenza; b) fenomeno del Pensatore Indipendente; c) sostegno automatico al genitore alienante; d) assenza di senso di colpa nel mancato rispetto e nella non accettazione dei sentimenti del genitore alienato; e) presenza di sceneggiatura presa a prestito; f) allargamento dell’animosità nei confronti della famiglia estesa del genitore alienato;

- Il disturbo deve durare almeno due mesi;

- Il disturbo causa clinicamente disagi significativi in ambito sociale, scolastico e in altre aree relazionali;

- Il rifiuto del bambino di incontrare il genitore alienato è privo di giustificazione legittima; se il genitore maltratta il bambino il Disordine non deve essere diagnosticato.

Sindrome alienazione parentale: il DSM V

Purtroppo la proposta di Bernet non è stata accolta. Il DSM V ha “bypassato” la codifica diagnostica permettendo di identificare le condotte attraverso la classe dei Problemi correlati all’allevamento dei figli come ad esempio: a) Problema relazionale genitore-bambino, con lo sviluppo di problemi cognitivi (attribuzione negativa alle intenzioni altrui, ostilità verso gli altri, rendere gli altri il capro espiatorio, sentimenti ingiustificati di alienazione); b) Effetti negativi del disagio relazionale dei genitori sul bambino.

Anche i suggerimenti di Gulotta (1998 cit. in 2016, p. 193) evinti da una serie di ricerche empiriche permettono di soffermarsi sugli effetti immediati ma anche a lungo termine delle condotte alienanti sui bambini. Come riportato dal clinico e studioso, i minori alienati tendono a sviluppare un Falso Sé e un disturbo dell’identità, sovente della sfera sessuale; generalmente risultano più vulnerabili alle perdite e ai cambiamenti, mostrano movimenti regressivi e manifestano bassa autostima.

Alienazione parentale - genitoriale: rimedi e consigli

Da queste poche righe si desume quanto sia complesso l’argomento e delicata la possibilità di analizzare le dinamiche e identificare tutte la variabili interagenti. La possibilità di conoscere il fenomeno permette al genitore che presume di essere alienato, così come alla famiglia di quest’ultimo che viene spesso coinvolta, di cercare confronto con gli specialisti del settore quali psicologi e avvocati che, a loro volta, potranno rivolgersi alle figure giudiziarie atte a comprendere e a tutelare i soggetti coinvolti per ripristinare una distanza tutelante e protettiva.

E’ fondamentale, quindi, che gli operatori implicati abbiamo in mente l’insieme di potenziali fattori chiamati in causa, i ruoli nelle dinamiche, il livello di partecipazione attiva nella riproduzione di meccanismi relazionali per poter identificare ed esaminare il contributo delle responsabilità eziologiche sui comportamenti manifestati dai bambini e diretti al genitore alienato. Tale mandato -che sia clinico o non- richiede un’attenzione sensibile e altrettanto concreta poiché le dinamiche famigliari per natura sono interrelate e possono portare, in condizioni disfunzionali, a “circoli invischianti reciproci” poco chiari destinati a logorare l’autenticità degli affetti di ciascuna persona coinvolta.

Bibliografia
Gulotta G. (a cura di), 2016. La scienza psicosociale nell’affidamento dei figli. Il Protocollo di Milano. Milano, Giuffrè Editore.

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