Dipendenza da cellulare: sintomi, conseguenze e cura psicologia

Dipendenza da cellulare: quali sono i sintomi e le cure? Articolo della dr.ssa Medri, psicologa psicoterapeuta SPP Milano

Se a Meucci dobbiamo la nascita dell’apparecchio chiamato telefono, rivoluzionario per quell‘epoca, dobbiamo invece a Martin Cooper, l’invenzione del cellulare, altrettanto rivoluzionario trentaquattro anni fa. Fu nel 1973 che il telefono cellulare fu infatti inventato. Martin Cooper di Motorola effettuò la tanto celebrata prima telefonata mobile e il telefono che utilizzò fu il Motorola Dyna-Tac. Pesava un chilogrammo e 113 grammi.

I telefoni da valigia, impiegati da Motorola, vennero usati fino al 1990. I primi terminali, compreso il Motorola Bag Phone, erano molto pesanti e venivano trasportati all’interno di valigette. Consumavano molta energia e consentivano solamente cinquantacinque minuti di conversazione. L’evoluzione successiva portò alla creazione dei telefoni “mattone”. Questi arrivarono in un momento in cui i telefoni cellulari dovevano ancora aggredire il mercato di massa, come accade ai giorni nostri. Come il Motorola Bag Phone, questi oggetti sfruttavano la prima generazione di reti analogiche, che videro la luce tra il 1983 e il 1992.

La vera rivoluzione avvenne nel 1992, quando le reti telefoniche mobili iniziarono a migrare verso i sistemi digitali, come il diffuso sistema GSM, che permise di fare un utilizzo più efficiente dello spettro disponibile e consentì ulteriori servizi. Fu sempre intorno a questo periodo che furono introdotti i messaggi di testo, i famosi sms. Il telefono più comune tra questi fu lo StarTac di Motorola, il primo cellulare dalla forma a conchiglia, che arrivò nel 1996. Era il primo esempio di evoluzione dei telefonini come oggetti di moda.

LA RELAZIONE MEDIATA DAL CELLULARE

L’interazione è un insieme di azioni che si svolgono tra due o più persone in relazione tra loro che si condizionano reciprocamente. E’ una situazione non unidirezionale ma circolare. E’ un fenomeno complesso, composto da molti elementi che si intrecciano e che necessita di una accurata osservazione per essere pienamente compreso. Ci sono diverse regole legate alla comunicazione, specie lessicale: non si parla tutti assieme, si deve aspettare che la persona abbia finito, si deve tenere un certo atteggiamento, interessarsi a quello che dice una persona. E’ importante anche il linguaggio non verbale: l’espressione, la posizione, la vicinanza, i movimenti... Sono tutti indicatori della componente emozionale e relazionale tra le persone e può risultare ambigua rispetto a quella lessicale.

Ma ora? Il mondo si è trovato, negli ultimi decenni, a essere attraversato da un processo di evoluzione delle tecnologie di comunicazione tuttora in fieri, che ha provocato e continua a provocare mutamenti di sempre crescente importanza a tutti i livelli. Queste continue trasformazioni esercitano una enorme influenza su ogni settore della nostra vita, plasmando incessantemente la realtà. La comunicazione e di conseguenza la relazione sono i campi che sono maggiormente influenzati da queste innovazioni. Già con il telefono la comunicazione era cambiata, ma non c’era stata una vera e propria rivoluzione. Ci si poteva chiamare, certo, ma il telefono non è mai diventato il modo privilegiato per comunicare, a meno che non si trattasse di una persona che abitava lontano. Il modo preferito era sempre l’interazione faccia a faccia. Ma poi c’è stato il boom dei cellulari.

La comunicazione ora è molto cambiata, e con essa la relazione. Una delle principali funzioni psicologiche del cellulare è di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Attraverso il telefonino, infatti, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri: ci si può proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando una risposta alle proprie insicurezze relazionali, alla paura del rifiuto e ai sentimenti di insicurezza e ci si può anche mantenere vicini e presenti costantemente alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ansia da separazione e la distanza, costruendo un “ponte telefonico” che attraversa infiniti spazi in pochissimo tempo.

Gli adolescenti sono più spesso esempio dell’utilizzo del telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione sia nella fase iniziale di conoscenza sia in quelle di trasformazione e gestione delle relazioni.

I genitori invece, sempre più spesso sostenitori del precoce possesso del telefonino da parte dei bambini e ragazzi, trovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, adoperando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio telematico”.

CELLULARE: QUALI SONO I RISCHI?

Il problema è che a oggi il cellulare, piuttosto che diventare uno strumento di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, è diventato uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. Il rischio principale è che la “comunicazione telefonica” diventi quasi un sostituto della “comunicazione reale”, che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando una equazione “comunicazione telefonica = comunicazione reale”.

Un altro rischio intimamente connesso al precedente è la possibilità che il contatto - distacco finisca per far idealizzare il referente delle comunicazioni telefoniche o via WhatsApp, sulla base di meccanismi di proiezione di desideri che possono innescarsi facilmente su comunicazioni fatte di brevi conversazioni o di pochi caratteri. È altrettanto possibile che con l’abuso di comunicazione via cellulare si finisca per vivere relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale-emotiva, che alimentano una frammentazione e un disconoscimento del corpo come irrinunciabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali. Non esiste più infatti, la comunicazione non verbale.

Infine, esiste il rischio che la facilità a prendere le distanze, quanto quella ad avvicinarsi, acceleri eccessivamente alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi faccia a faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi talvolta impossibili. La comunicazione poi è del tutto decontestualizzata. Con il telefono fisso era ovvio che la persona fosse a casa, seduta sul divano o in piedi da qualche parte. Ora non è più così, e non a caso la domanda più frequente che si fa all’inizio di una conversazione via cellulare è: “Dove sei?”, non più “Come stai?” o “Cosa fai?”.

WHATSAPP

Parlando di cellulari naturalmente non si può non parlare di WhatsApp. Tra i principali vantaggi percepiti da WhatsApp alla base della straordinaria diffusione di questo servizio come sistema di comunicazione, c'è il fatto, con le attuali offerte, che non si paghi; la possibilità di rendere la comunicazione asincrona, cioè leggere il messaggio in un momento successivo alla ricezione. WhatsApp è inoltre particolarmente diffuso per inviare auguri in caso di ricorrenze (grazie alla comodità di inviarne automaticamente a più destinatari) o per gli approcci relazionali, in quanto mezzo particolarmente discreto e quindi più semplice da gestire, soprattutto per le persone più timide.

Se da un lato l'attrazione per WhatsApp raggiunge vertici tali da definirla una patologia, dall'altro può rappresentare anche un modo per costruire la propria autostima (comunicare quindi essere). La medaglia ha sempre due facce. Ricevere un messaggio significa essere "importanti per qualcuno". Questa consapevolezza aiuta ad aumentare la propria autostima e accresce la considerazione di sé stessi. Oggi nove ragazzi su dieci possiedono un cellulare. I genitori giustificano l'acquisto con motivi di sicurezza. Ma altre sono le ragioni. Il cellulare favorisce l'identificazione tra coetanei e rende le comunicazioni più facili. E questo i genitori lo hanno capito.

Ma anche in questo caso i rischi non sono da sottovalutare. In questi anni ha fatto il suo esordio una nuova sindrome e non colpisce solo i ragazzi: è la dipendenza da WhatsApp. Una dipendenza che provoca irascibilità e disturbi dell'umore, che conduce alla perdita progressiva del lessico e alla capacità di parlare. La dipendenza da WhatsApp è una vera e propria patologia, tanto che l’applicazione ha un’influenza negativa sulla vita delle persone che preferiscono stare attaccati alle conversazioni con lo smartphone piuttosto che svolgere le altre attività, rispondono a un messaggio di WhatsApp anche se stanno guidando, mettendo a serio rischio la loro vita, spesso il primo pensiero al mattino è di controllare le conversazioni, tolgono tempo alle persone che stanno intorno, preferendo le conversazioni virtuali ecc.

I sintomi della dipendenza sono diversi, ma facilmente riscontrabili. Molte persone sono così ossessionate, spiegano gli psicologi, che non sono in grado di sostenere una conversazione senza interrompersi in continuazione per controllare il proprio cellulare e diventano nervose se per lunghi periodi non possono leggere i messaggi. E’ importante se ci si ritrova in questi comportamenti correre ai ripari e curarsi, perché non è da sottovalutare la sua gravità.

Ormai con un cellulare non parli con un’altra persona, perchè le numerose funzioni del cellulare portano a usi molteplici, che possono avere significati impliciti per i destinatari della comunicazione. Un numero cancellato, un messaggio particolare possono avere un loro preciso significato. Tramite il cellulare si possono dire tante cose senza nemmeno parlarsi. L’importanza del cellulare va al di là del suo uso come strumento di comunicazione, ma assume per tutti, e soprattutto per i giovani, un significato anche affettivo perché permette di essere inseriti in un intero mondo relazionale.

D.ssa Diana Medri, psicolga psicoterapeuta Centro Clinico SPP Milano

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