Cyberbullismo e bullismo: come aiutare vittime e bulli? Prevenzione e cura

Cyberbullismo: prevenire è sempre meglio che curare

Il Cyberbullismo è l’espressione web mediata del fenomeno da più tempo conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato dall’esercizio, reiterato nel tempo, da parte di un bullo, o più propriamente da un gruppo di bulli, di azioni violente e/o intimidatorie su una o più vittime. La tecnologia consente ai cyberbulli di infiltrarsi nella vita e nelle case delle vittime, attraverso messaggi, immagini, video diffusi tramite smartphone o pubblicati in rete.

NON TUTTI SANNO CHE

Contrariamente a quanto ci si immaginerebbe l’etimologia della parola bullismo sembra riconducibile ad una parola olandese “boel” fratello, poi convertitasi nel termine anglosassone “bully” ossia “tesoro” (riferito ad una persona), ad un amico fraterno insomma. L’appellativo di bullo quindi, inizialmente, non veniva rivolto all’aggressore, al prepotente, ma anzi all’amico importante, al compagno ammirevole e di successo.

L’accezione positiva di bravo ragazzo si è poi tramutata in quella negativa, ma risalendo alle origini mi sembra si possano recuperare due aspetti importanti: quello di un comportamento per lo più perpetrato “tra pari”, tra “fratelli/amici” e quello dell’ascendente che il bullo può avere presso i suoi seguaci.

DIFFERENZE TRA BULLISMO E CYBERBULLISMO

In entrambi i casi la vittima può essere sottoposta alle molestie e vessazioni più disparate, siano esse fisiche o verbali, e a vere e proprie persecuzioni. Se però nel bullismo, di solito, è coinvolto un gruppo di pari realmente frequentato, per esempio a scuola o in altri luoghi di aggregazione, nel cyberbullismo il fenomeno si estende potenzialmente a ragazzi ed adulti di tutto il mondo. I cyberbulli molto spesso non sono neanche realmente conosciuti e possono rimanere nell’anonimato. Le vessazioni, nel caso del bullismo, restano note ad un gruppo ristretto di persone, nel cybebullismo non sono circoscrivibili e controllabili.

Basta un clic... e chiunque, senza limiti spazio-temporali, può venirne a conoscenza. L’aggravante maggiore è che di fatto non sono cancellabili o dimenticabili. Ciò che entra nel web ci resta ed è comunque, in qualche modo, recuperabile. Le azioni di bullismo avvengono nel lasso temporale della frequentazione tra bulli e vittime e non in assenza degli uni o delle altre, nel cyberbullismo le comunicazioni aggressive possono avvenire senza soluzione di continuità temporale. Le dinamiche scolastiche o del gruppo possono limitare e inibire certe condotte in caso di bullismo.

L’essere dietro uno schermo invece è come se togliesse ogni tipo di freno inibitore e consentisse di fare ciò che nella vita “reale” non si farebbe mai. Anche la reazione della vittima, in contatto reale con la sua sofferenza psico-fisica, può in qualche modo frenare il bullo. I processi empatici invece vengono come azzerati nel cyberspazio perché non ho consapevolezza delle reazioni della vittima.

In definitiva, ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è stata la possibilità di estendere all’infinito, ma protetti dall’anonimato, le proprie condotte antisociali. Il bullo è mosso anche dalla necessità di trovare consenso. Gli spettatori si identificano con il più forte, rifiutando di immedesimarsi nella vittima, quindi infierendo su di essa, così da prendere le distanze davanti alla platea stessa di cui si fa parte. La vittima invece tace, un po’ perché alla fine si convince della sua inadeguatezza così fortemente rimandata dall’esterno, un po’ nella speranza di “scomparire” come estrema difesa dagli attacchi, “se non mi vedono non mi possono più aggredire”.

TIPOLOGIE DI CYBERBULLISMO

FLAMING: messaggi online violenti e volgari miranti a suscitare battaglie verbali in un forum
CYBER-STALKING: molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose mirate a incutere timore, portate attraverso la rete o un altro mezzo di comunicazione
SLANDER O DENIGRATION: minare attraverso i social network la reputazione della vittima, sia inviandole direttamente messaggi denigratori sia con la diffusione di maldicenze
SOSTITUZIONE DI PERSONA: farsi passare per un’altra persona per poi spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili
EXPOSURE: rivelazione di fatti o notizie compromettenti o imbarazzanti diffuse attraverso il web
INGANNO: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere informazioni confidate
ESCLUSIONE: escludere deliberatamente una persona da un gruppo on line per ferirla
MOLESTIE: spedizione ripetuta di messaggi insultanti col solo obiettivo di ferire il destinatario

SIMILITUDINI E DIFFERENZE TRA BULLISMO / CYBERBULLISMO MASCHILE E FEMMINILE

I comportamenti aggressivi che si esprimono attraverso atti di bullismo sono gli stessi ma le intenzioni e lo stile adottato differiscono. In entrambi i casi può accadere che il gruppetto (due o più) dei bulli si cementifichi proprio attraverso l’identificazione di un “nemico comune”, identificando una vittima da rifiutare, isolare, denigrare. Attorno ad essi si costituisce un gruppo di spettatori, reali o virtuali, che sono i veri protagonisti della scena aggressiva, senza un pubblico non esisterebbero bullismo e cyberbullismo. Pur assistendo ad azioni più o meno esplicitamente crudeli, gli spettatori si difendono prendendo le distanze emotive dall’accaduto, sollevati dal fatto che in qualche modo non capiti a loro, stessa ragione per cui non intervengono in difesa della vittima: per paura di ritorsioni.

Mentre però i maschi attaccano soprattutto il corpo della vittima e più spesso lo fanno diventando fisicamente aggressivi, le femmine utilizzano modalità più subdole, veicolate dalla parola. Questo fa anche sì che il comportamento sia meno identificabile, perché la violenza fisica lascia tracce evidenti, assenti in quella psicologica. Maschi e femmine colpiscono nell’altro ciò che ritengono più fragile per il loro stesso genere. Potremmo dire che attaccano ciò che più temono e rifiutano. Proiettano nel coetaneo le parti inaccettabili di sé e cercano di “distruggerle” ...un po’ come fanno anche con se stessi. Se quindi i maschi se la prendono con fisicità o attitudini meno virili, le femmine mirano agli inestetismi fisici come l’essere in sovrappeso, i difetti estetici, scelte di abbigliamento non conformi al branco.

Spesso la vittima porta lo stigma della diversità, non importa quale essa sia... può essere la più o la meno intelligente, la più o la meno alta o magra, la più timida o la più estroversa, può avere problemi fisici e/o psicologici che in qualche modo la rendono evidente, “fuori dal coro”. Da alcuni anni mi occupo di progetti di prevenzione al cyberbullismo nelle scuole e quando mi viene anticipato dagli insegnanti la presenza, in una data classe, di una problematica di questo tipo, è veramente facile per me identificare la vittima, bastano le prime interazioni, questo non solo per i comportamenti del gruppo ma anche per quelli del coetaneo preso di mira...è come se avesse una sorta di occhio di bue puntato addosso...che lo fa uscire dall’anonimato. Il “diverso” ancestralmente viene più rifiutato che accettato.

COME MI ACCORGO SE HO DAVANTI UNA VITTIMA?

1. Verifichiamo se si isola. Improvvisamente la vittima fatica a partecipare alla vita sociale, che sia scolastica o ricreativa.
2. Facciamo attenzione a malesseri improvvisi. Il disagio viene facilmente espresso attraverso il corpo o alterazioni di tipo neurovegetativo (sonno, appetito...)
3. Rifugio nel virtuale e allontanamento dalla vita reale, temuta e considerata ingestibile.
4. Chiusura nel mondo infantile. Le vittime sono a disagio nel gruppo dei pari e spesso invece sono iper adeguate per il mondo adulto. Regrediscono all’infanzia per trovare protezione e sicurezza.
5. Alterazioni comportamentali. Nuovi comportamenti prima assenti si manifestano improvvisamente.

COME MI ACCORGO DI UN BULLO?

1. Non cerchiamo tra i bambini piccoli. Il bullismo è intenzionale e quindi ci vuole la consapevolezza del “far male all’altro”. Di solito comincia a manifestarsi dai 10 anni in su, ma ultimamente si registrano casi più precoci...già a 5/6 anni. Di fatto però non etichettiamo subito come bullo il bambino che esprime fisicamente la sua aggressività!
2. Ascoltiamo gli adulti. Insegnanti, allenatori, educatori si accorgono più facilmente del problema dei genitori. E’ facile che in famiglia il comportamento aggressivo venga banalizzato o difeso.
3. Osserviamo la gestione emotiva del ragazzo. Molto spesso i bulli non hanno una buona gestione emotiva e della rabbia in particolare.
4. Facciamo attenzione al non rispetto delle regole. Rispettarle vuol dire conformarsi ad un mondo adulto con cui spesso il bullo è in contrasto.
5. Monitoriamo il rendimento scolastico. Spesso non è eccellente...questo però vale più per i maschi che per le femmine che sovente invece eccellono anche in ambito scolastico.

COME AIUTARE UNA VITTIMA?

E’ importante far sentire la vittima al sicuro. Potrebbe essere una buona cosa allontanarla fisicamente o virtualmente dal luogo dove è stata bullizzata. L’isolamento social/sociale però dovrà avere una durata limitata e quindi bisognerà accompagnarla nel percorso di reinserimento nel contesto e di ritorno alle attività consuete. Ci si deve muovere in accordo con la vittima e non “partire lancia in resta” in difesa del ragazzo con il rischio di complicare la situazione non rappresentando, ai suoi occhi, figure protettive. E’ importante che la vittima sia seguita da persone competenti e aiutata da altri pari, o da figure intermedie tra lui e l’adulto (una sorta di fratello maggiore) a “risocializzarsi”.

COME AIUTARE IL BULLO?

Al bullo devono essere fornite “le giuste regole”, indicazioni precise per leggere ed affrontare la socialità. Anche il bullo ha bisogno di supporto adeguato, di accoglienza delle sue fragilità, di opportunità per imparare a gestire la sua emotività. Non va certo criminalizzato, anzi, va aiutato ad uscire dal “personaggio”. Va aiutato sul piano empatico. Una ragazzina incontrata in uno dei percorsi a scuola da me fatti suggeriva di “mettere la propria faccia” su una foto della vittima... cioè di immedesimarsi in essa, certa che in tal caso non le si sarebbe più fatto nulla di male.

Va anche protetto da ritorsioni del contesto, così che da bullo non diventi vittima a sua volta, isolato e stigmatizzato. E’ importante poi identificare le ragioni che l’hanno spinto a cercare la notorietà e l’origine di una “non buona” aggressività e sostenere un percorso trasformativo che permetta di esprimere le “questioni psichiche” personali in un modo socialmente accettabile.

RIPARTIRE DALLE RELAZIONI

In definitiva mi sembra importante il relazionale che ha un potere preventivo e al tempo stesso di cura. La capacità comunicativa, di esprimersi e di ascoltare è lo strumento principale.

D.ssa Sara Tenca (Centro Clinico SPP Milano età adulta)

Desideri contattare la d.ssa Tenca? Ecco qui la nostra sezione "Contatti".

A proposito di problematiche legate all'adolescenza, vi consigliamo di leggere anche l'articolo: "Tagli, l'autolesionismo in adolescenza".