Ipocondria: cura, cause, sintomi (psicologia psichiatria)

Ipocondria è un termine che si riferisce a una condizione psichica nella quale l’individuo sviluppa una preoccupazione eccessiva e persistente di aver contratto una malattia in assenza di evidenze dal punto di vista medico.

IPOCONDRIA: CHE COS’E’?

Si tratta di una condizione molto comune e, sebbene i più recenti sistemi di classificazione psichiatrica l’abbiano inquadrata come una sindrome a se stante (Nel DSM V l’ipocondria rientra nel Disturbo da Ansia di Malattia e nel Disturbo da Sintomi Somatici poiché molti ipocondriaci tendono a esagerare normali sensazioni corporee oppure a soffrire di disturbi aspecifici secondari all’ansia di essere ammalati), a parere di molti autori andrebbe considerata piuttosto come un sintomo che rivela altre situazioni di sofferenza psicologica.

Nell’ipocondria dolori minimi occupano completamente l’attenzione del soggetto, le normali sensazioni vegetative provocano intenso disagio e la persistente preoccupazione porta l’individuo a lamentarsi in continuazione con i familiari, gli amici e i medici. Il ricorso alle cure mediche per ottenere una diagnosi è estremamente frequente, ma al tempo stesso le rassicurazioni risultano inefficaci provocando una insistente e interminabile ricerca di altri specialisti e ulteriori pareri medici. Dal punto di vista psicologico e relazionale la persona sviluppa l’idea di non essere compresa e sperimenta rabbia e frustrazione inducendo le medesime emozioni nei suoi interlocutori con l’esito di alimentare conflitti e isolamento sociale.

In un certo senso realmente l’individuo non è compreso; l’etichetta di ipocondriaco, di “malato immaginario” non rende infatti giustizia alla condizione di sofferenza psichica che opprime l’individuo, ma che fatica a emergere e a palesarsi al vissuto cosciente. Se considerata come un sintomo, infatti, l’ipocondria è una modalità di presentazione di altre condizioni psicopatologiche.

A seconda di come essa si palesa svela infatti la presenza di diverse sindromi:

  • Una voce allucinatoria o un delirio relativi alla presenza di una malattia possono fare riferimento a una condizione schizofrenica.
  • Nelle patologie depressive le preoccupazioni possono prendere la forma di idea prevalente (un contenuto mentale incessante nei confronti del quale l’individuo è scarsamente critico e che si riscontra anche in alcuni disturbi di personalità connotati da intensi vissuti depressivi) o di ruminazioni depressive, meno egosintoniche (l’individuo è più critico rispetto ai propri pensieri) rispetto all’idea prevalente, ma altrettanto pervasive.
  • Nella nevrosi ossessiva i pensieri ipocondriaci prendono la forma di ruminazioni ossessive a cui la persona cerca di resistere e che sente come estranee a sé, ma che si continuano a presentare.
  • Nelle condizioni dominate dall’ansia acuta e cronica l’individuo può sviluppare diverse preoccupazioni relative alle malattie.

In ogni caso l’ipocondria si sviluppa nella maggior parte dei casi nelle patologie ansioso-depressive.

IPOCONDRIA: LE CAUSE

Nel considerare le cause dell’ipocondria dobbiamo in primo luogo tenere conto del fatto che essa rappresenta una strategia di coping, ovvero una modalità che la persona ha trovato per proteggersi dalla sofferenza psichica. Anche per questo motivo abbandonare il sintomo ipocondriaco risulta estremamente difficile, esso ha costituito in origine una valida forma di protezione dal crollo depressivo e ha permesso all’individuo di comunicare con l’ambiente. Tuttavia se da un lato esso protegge l’individuo, dall’altro perpetua la condizione di sofferenza psichica e per questo necessita di essere trattato rivelandosi in alcuni casi invalidante.

Le persone che soffrono di ipocondria possono aver vissuto durante l’infanzia o l’adolescenza la malattia o un lutto conseguente a patologia organica di un proprio familiare e in questo caso alla base del sintomo vi è un vissuto post-traumatico.

In alcuni nuclei familiari la comunicazione affettiva e le funzioni di accudimento si concentrano esclusivamente sui bisogni fisici. In tali contesti le emozioni non sono affrontate direttamente e spesso vengono mal tollerate, il linguaggio è concreto e i bisogni dei bambini vengono riconosciuti e soddisfatti soltanto se hanno un correlato concreto ed organico. Il bambino perciò impara a comunicare i propri bisogni affettivi tramite il corpo, crescendo continuerà ad adottare tale modalità: le emozioni ed i bisogni affettivi troveranno espressione esclusivamente attraverso il canale corporeo e l’individuo riscontrerà intense difficoltà a riconoscere quello che gli accade emotivamente.

In altri casi ancora l’ipocondria dei genitori condiziona fortemente i figli sia come modello (il bambino impara che è necessario stare sempre in allerta contro la malattia), sia come stile di accudimento genitoriale (il genitore è costantemente preoccupato della salute del figlio e lo sottopone frequentemente a visite o analisi mediche inutili). In tali casi il bambino, identificandosi con i genitori, ripete con se stesso, una volta diventato adulto, quanto subito nel corso dell’infanzia.

Nelle condizioni nevrotiche invece il conflitto interno tra impulsi e divieti può dar luogo al timore di ricevere una punizione (“paura della malattia”) e in tal caso la causa è squisitamente psicologica e l’individuo è in grado di attivare risorse cognitive e affettive per elaborare il conflitto e quindi risolvere il sintomo.

L’IPOCONDRIA: CURA

Da quanto detto deriva la necessità di inquadrare il sintomo ipocondriaco all’interno della complessità dell’individuo per determinare l’approccio terapeutico. Nel caso, ad esempio, di voci allucinatorie che dicono al paziente di essere gravemente malato, il target dell’intervento sarà costituito dal disturbo psicotico e perciò sarà necessaria una presa integrata psichiatrica intensiva.

Se le preoccupazioni ipocondriache riguardano una patologia depressiva, bisognerà innanzitutto valutare la profondità e la persistenza del disturbo e attivare un intervento multidisciplinare che, puramente a titolo di esempio, potrà essere costituito da una psicoterapia intensiva associata a una farmacoterapia antidepressiva.

Nei quadri puramente nevrotici invece la psicoterapia, finalizzata alla elaborazione della conflittualità interna, risulterà l’intervento d’elezione; mentre i disturbi ansiosi potranno beneficiare sia dell’intervento farmacologico che di quello psicoterapico, preferibilmente in associazione tra di loro.

Dr. Giancarlo Di Fiore, centro clinico SPP Milano

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