Stress lavoro correlato e rischi psicosociali - psicologo Milano

La psicologia ha mutuato la parola “stress” dalla metallurgia dove indica la capacità dei metalli di resistere agli sforzi e alle pressioni alle quali sono sottoposti.

La parola stress ha a che fare con il sentirsi “sotto pressione”, così infatti ci rivolgiamo a noi stessi quando siamo particolarmente affaticati. Lo stress è una risposta fisiologica dell’organismo a un cambiamento determinato da fattori interni o esterni che possono turbare l’equilibrio psicofisico di un individuo.

Si tratta di una “reazione automatica” con il principale scopo di permettere a un soggetto di affrontare un problema o di superare una difficoltà eliminando la minaccia, adattandosi alle circostanze o allontanandosi dal pericolo. In questo senso non si può definire lo stress una malattia, anzi si parla di “EUSTRESS” (dal greco eu=bene) per indicare una tensione positiva, attivatasi in risposta a una certa quantità di stimoli indirizzati al nostro corpo e alla nostra mente, che serve per mantenerci attivi e reattivi.

Viene usato invece il termine “DISTRESS” (il suffisso “dis” in greco indica qualcosa di negativo e distruttivo) per definire l’aspetto negativo dello stress, ossia la risposta a una grande quantità di stimolazioni emotivamente importanti, che arrivano al nostro organismo in un breve lasso di tempo, oppure che si protraggono nel tempo, e che superano le capacità di compensazione del soggetto che le subisce. Tali stressor sono difficilmente gestibili e mettono a repentaglio la salute psicofisica per via della discrepanza tra richieste e risorse a disposizione dell’individuo. Lo stress coinvolge i diversi sistemi biologici (nervoso, cardiovascolare, immunitario etc.) e psicologici.

Ognuno di noi risponde agli eventi stressanti in maniera diversa, dal momento che chiunque, nell’arco della vita, fa esperienze diverse e sviluppa distinte strategie di coping. Alcuni saranno più pronti nell’affrontare certe situazioni, altri meno. La valutazione stessa degli eventi e delle situazioni subisce l’influenza delle esperienze passate e delle credenze che si sono strutturate in seguito a esse. Le caratteristiche individuali (preparazione culturale, sensibilità, fragilità psicologica, capacità intellettuali etc.) possono permettere di affrontare una situazione di DISTRESS mantenendo un sufficiente equilibrio psicofisico.

STRESS LAVORO-CORRELATO (studi e definizioni)

Stress da lavoro: “Reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, alle risorse o alle esigenze del lavoratore. Reazioni ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro. E’ uno stato caratterizzato da elevati livelli di eccitazione e ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza”. (USA_NIOSH 1999)

A partire dagli anni ’70 diversi autori intrapresero degli studi inerenti la relazione tra stress e lavoro. Cooper nel 1976 propose il “modello della dinamica dello stress sul lavoro” individuando diverse possibili fonti di stress come: il ruolo dell’organizzazione, i rapporti di lavoro, l’evoluzione della carriera, il clima e la struttura organizzativa, l’interfaccia casa-lavoro. Tali fattori vanno a incidere sul lavoratore che può manifestare sintomi di stress individuali o di stress organizzativi, come l’assenteismo o le difficoltà nei rapporti interpersonali, fino a sviluppare vere e proprie malattie professionali individuali (esempio disturbi psicologici) o organizzative (es infortuni gravi e frequenti).

Risale al 2004 l’ “Accordo Quadro Europeo” che ha definito lo stress lavoro-correlato come “stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali” e che è causato da diversi fattori quali il contenuto del lavoro, l’eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione del lavoro e/o dell’ambiente di lavoro, carenze nella comunicazione, etc.” . Si identifica la condizione di stress nell’interazione, talvolta negativa, che si crea tra il lavoratore e i diversi aspetti dell’ambiente. Una posizione che ben si coniuga con la definizione di rischi psicosociali data dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (1986) e con quella di benessere organizzativo proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (1986), nonché con le impostazioni più recenti della letteratura internazionale.

Negli ultimi anni in Europa è andato crescendo l’interesse per le questioni legate al benessere e allo stress nel contesto lavorativo alla luce anche di studi che hanno fatto emergere un alto tasso di disabilità al lavoro dovuta a disturbi mentali e disordini del comportamento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2003) correla allo stress sul lavoro i seguenti disturbi clinici:

- Disturbi psicopatologici quali ansia, apatia, cali della concentrazione, depressione, insicurezza, disturbi del sonno, disforia e instabilità umorale etc.

- Disturbi psicosomatici quali ipertensione, dispnea, tachicardia, dolore precordiale, dermatiti, cefalea ed emicrania, dolori muscolari, ulcera gastrica etc.

- Disturbi comportamentali come aggressività, disordini alimentari, variazioni di abitudini (fumo, alcol, tossicodipendenza), isolamento sociale.

Quali vengono considerati fattori di stress sul luogo di lavoro? Ad esempio gli aspetti temporali della giornata e dell’attività lavorativa (turni, straordinari, ritmi...); il contenuto dell’attività lavorativa (lavoro frammentato, senza autonomia...); i rapporti interpersonali nel gruppo di lavoro (possibilità di interagire con i colleghi, sostegno sociale e strumentale, equità nel distribuire il lavoro...); i rapporti interpersonali con i superiori (partecipazione ai processi decisionali, feedback e riconoscimento da parte dei superiori...); le condizioni dell’organizzazione (struttura e burocrazia organizzativa, senso di ingiustizia...).

Le conclusioni fino a ora raggiunte dalla “European Agency for Safety and Health at Work” descrivono cinque aree di variabili che rendono emergenti e in aumento i rischi psicosociali:

1- utilizzo di nuove forme di contratti di lavoro (contratti precari) e l’incertezza e l’insicurezza del lavoro stesso (scarsità di lavoro);
2- forza lavoro sempre più vecchia (poco flessibile e poco adattabile ai cambiamenti) per mancanza di adeguato turn-over;
3- alti carichi di lavoro, con conseguenti pressioni sui lavoratori da parte del management;
4- tensione emotiva elevata, per violenze e molestie sul lavoro;
5- interferenze e squilibrio fra lavoro e vita privata.

Lo stress lavoro-correlato presenta però ancora alcune questioni aperte legate, ad esempio, alla risposta soggettiva ai fattori avversi dello stress.

CONCETTO DI RISCHIO

Il concetto di rischio è strettamente connesso con le aspettative che noi possiamo avere rispetto al fatto che una nostra azione, un’attività scelta o un evento futuro produca un effetto potenzialmente negativo o una perdita.

Nel campo della sicurezza sul lavoro il rischio è un elemento fondamentale nel preservare la salute e la sicurezza dei lavoratori, poiché rappresenta la combinazione fra probabilità di accadimento e gravità dei danni alla salute che l’evento può cagionare.

FATTORI DI RISCHIO PSICOSOCIALI

I fattori di rischio correlati allo stress si possono suddividere nelle seguenti categorie:

1) quelli relativi al contesto di lavoro di natura gestionale (i flussi comunicativi, il ruolo dell’organizzazione, il grado di partecipazione, l’interfaccia casa/lavoro, etc);
2) quelli relativi al contenuto del lavoro di natura organizzativa (le problematiche connesse con l’ambiente di lavoro, quali i rischi tradizionali, i rischi infortunistici, quelli fisici, chimici, ecc. ma anche problematiche legate alla pianificazione dei compiti, ai carichi e ritmi di lavoro, all’orario di lavoro, ecc.)
3) quelli dipendenti da condizioni particolari quali il mobbing (bossing o mobbing verticale se perpetrato dal datore di lavoro o orizzontale se causato da colleghi di pari grado)

Quali patologie psichiche possono nascere in relazione al lavoro?

I disturbi psichici che possono esordire per una causa professionale sono:

• DISTURBI DELL’ADATTAMENTO (compare in seguito a situazioni di distress psicosociale spesso ben identificabile. E’ caratterizzato da sintomi depressivi con intensa sofferenza soggettiva e compromissione della funzionalità lavorativa, relazionale e sociale...)
• DISTURBI ANSIOSI (sono caratterizzati da uno stato emotivo molto spiacevole, gravato da tensione e nervosismo e accompagnato da sintomi fisiologici più o meno accentuati)
• DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzata - conseguenti a specifici eventi traumatici).
• DISTURBI DEPRESSIVI (caratterizzata da rilevante perdita di autostima che si associa ad un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi)
• DISTURBO MISTO ANSIOSO-DEPRESSIVO

LA NORMATIVA SULLA VALUTAZIONE DEI RISCHI

La valutazione del rischio da stress lavoro correlato, in Italia, è normata dal D. Lgs. 81/08 e s.m.i. che impone ai datori di lavoro tale valutazione e, di conseguenza, una adeguata gestione del rischio da parte delle organizzazioni.

Ai fini del decreto legislativo 81/08, delle successive integrazioni (D.Lgs 106/09) e dell’accordo europeo sullo stress, il target di riferimento per la valutazione dello stress non è il singolo lavoratore, ma il benessere organizzativo nel suo insieme, anche se talvolta acquisito tramite la percezione delle singole persone. L’elaborazione dei dati, ancorché raccolti con strumenti soggettivi, dovrà essere fatta tenendo presente il gruppo di riferimento e non i singoli lavoratori. Esistono tre diversi ambiti di indagine: l’ambiente fisico e tecnologico (contenuto), l’ambiente organizzativo(contesto) e il profilo psicologico del lavoratore.

La Commissione consultiva permanente per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro ha redatto le indicazioni necessarie per la valutazione del rischio. Anche l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA) a livello comunitario ha prescritto la necessità di un coinvolgimento della direzione aziendale; di opportune azioni di comunicazione e informazione; l'acquisizione di specifiche competenze da parte del RSPP e del medico competente e la loro partecipazione attiva insieme a quella del RLS; la formazione di lavoratori, dirigenti e preposti; la consultazione dei lavoratori (> 95 %); la valutazione del rischio; l'adozione di misure correttive; la verifica dei cambiamenti ottenuti; la gestione di singoli casi; un monitoraggio ripetuto nel tempo.

E’ stato quindi messo a punto un percorso sistematico che permetta, al datore di lavoro e agli addetti alla prevenzione in azienda, di gestire il rischio grazie anche all’utilizzo di strumenti di individuazione validati. La valutazione del rischio concernente lo stress richiede l’identificazione delle fonti di stress, la decisione in merito alle azioni da intraprendere per la tutela del lavoratore, la comunicazione dei risultati della valutazione e la revisione degli stessi a cadenza regolare.

Degno di nota è il fatto che la valutazione vada ripetuta con una frequenza triennale, sempre che dalle valutazioni precedenti non siano emerse situazioni che indichino la presenza di disagio in una misura tale da richiedere provvedimenti più restrittivi e l’adozione di tempistiche più ristrette. Sono previste sanzioni pecuniarie per i datori di lavoro e i dirigenti che non ottemperino alla normativa vigente.

LA PREVENZIONE

Le misure di prevenzione possono essere di natura collettiva e individuale. Le prime possono riguardare misure tecniche (potenziamento degli automatismi tecnologici...), misure organizzative sull’attività lavorativa (orario sostenibile, alternanza di mansioni nei limiti di legge e contratti, riprogrammazione attività...), misure procedurali (definizione di procedure di lavoro...), misure ergonomiche (progettazione ergonomica dell’ambiente e dei processi di lavoro) e misure di revisione della politica aziendale (azioni di miglioramento della comunicazione interna, della gestione, delle relazioni, ecc.).

Le seconde sono finalizzate alla gestione di problematiche specifiche, che riguardano solo alcuni lavoratori. Possono essere attuate soluzioni di supporto ai singoli lavoratori (counselling, consultori interni, sportelli di ascolto) e interventi da parte del medico competente anche a seguito di richiesta di visita medica da parte del lavoratore.

Affrontare la questione dello stress lavoro-correlato può condurre a una maggiore efficienza e a un miglioramento della salute e sicurezza dei lavoratori, con conseguenti benefici economici e sociali per imprese, lavoratori e società nel suo complesso. Esistono tuttavia delle situazioni lavorative, nelle quali, pur adottando tutti i possibili miglioramenti, permane una situazione stressogena potenzialmente dannosa, in quanto la condizione di stress è insita nel contenuto del lavoro e non può essere ulteriormente ridotta con misure organizzative. Indispensabile è quindi, in tali situazioni, la sorveglianza lavorativa.

D.ssa Sara Tenca, centro clinico SPP Milano

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