Il sintomo in psicologia: cos'è, comprensione e cura

È raro che i pazienti (analizzandi, clienti...) si rivolgano alla psicoterapia mossi da un mero interesse intellettuale (ciò accade, eventualmente, quando si tratta di uno psicoterapeuta in formazione che, per accedere alla qualifica di psicoterapeuta, dovrebbe aver svolto una profonda analisi personale che lo porti a comprendere le proprie dinamiche intrapsichiche).

L'accesso alla psicoterapia avviene quindi nella maggior parte dei casi quando un sintomo irrompe o si acuisce nella storia del soggetto, creando sofferenza e disagio.

CHE COS'È UN SINTOMO PSICOLOGICO?

Il sintomo è una formazione dell'inconscio che, a differenza dei sogni o dei lapsus, che sono manifestazioni limitate a un breve o brevissimo arco di tempo, irrompe – gradualmente o all'improvviso – nella vita del soggetto, e si installa in essa in maniera spesso duratura e continuativa, arrecando un disagio anche importante, o addirittura intollerabile. Quando il disagio, il disturbo e la limitazione della libertà della persona diventano invalidanti, il soggetto si rivolge al professionista.

La richiesta iniziale può essere, comprensibilmente, quella di “eliminare” il sintomo e di tornare al funzionamento psichico e sociale precedente, possibilmente nel più breve tempo possibile.

LA COMPRENSIONE DEL SINTOMO

L'eliminazione del sintomo non può però prescindere da una comprensione profonda dello stesso. Come per il sintomo medico, anche le manifestazioni psichiche tendono a strutturarsi in pattern che ricorrono, e da cui deriviamo le cosiddette diagnosi (disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbi del comportamento alimentare...). Ma la stessa diagnosi non è mai identica da un soggetto all'altro e non risponde mai a rapporti univoci di causa-effetto. Questo accade perché ogni storia è unica, particolare e irripetibile, e le ragioni per cui un sintomo si è formato sono diverse in ognuno di noi, e vanno comprese all'interno della storia particolare della persona.

I soggetti che si rivolgono alla cura psicoterapeutica spesso non sanno che il sintomo rappresenta il migliore compromesso che la persona ha trovato a livello intrapsichico per venire a capo dei propri dilemmi interiori e relazionali. Freud, per esempio, sosteneva infatti che il sintomo è il risultato di un conflitto tra un desiderio inaccettabile e la relativa difesa, e che esso veicola un significato che è stato rimosso dalla coscienza del soggetto. Il lavoro dell'analista consiste quindi innanzitutto nell'aiutare il paziente a esplorare, recuperare, comprendere e decifrare questo significato criptato.

LA CURA DEL SINTOMO

Il sintomo dice quindi qualcosa del soggetto, della sua storia, delle difficoltà che egli ha incontrato nella sua evoluzione all'interno delle relazioni importanti della sua vita. La profonda comprensione del sintomo risponde allora anzitutto a un mandato etico: il sintomo, in quanto espressione dell'inconscio, porta un messaggio che va ascoltato, non va ignorato o eliminato con leggerezza.

Il mondo intrapsichico del soggetto ha qualcosa da dire, da comunicare, ed è doveroso, per il paziente e per il terapeuta, mettersi in rispettoso ascolto di questo profondo significato che vuole “parlare”. Nel sintomo è contenuta la verità più profonda e autentica del soggetto.

Il secondo aspetto è se vogliamo più “pratico”: solo attraverso una profonda comprensione e interpretazione si potrà accedere alle cause, alle radici e alle origini del sintomo stesso. Il sintomo tenderà a sfuggire, a non lasciarsi prendere, il suo significato tenderà a nascondersi, a camuffarsi. Questo percorso richiede un paziente lavoro, condiviso tra paziente e analista, di ascolto e di interpretazione all'interno di una relazione di fiducia, per svelare ciò che il sintomo tende a celare, recuperandone il significato originario.

Gli approcci che mirano a una rapida risoluzione del sintomo, come ad esempio la cura farmacologica, possono essere utilissimi e talvolta necessari, ma rischiano, se non accompagnati da una psicoterapia, di non essere sufficienti, e di consentire al sintomo di “rientrare dalla finestra” sotto altre forme.

Per queste ragioni la cura analitica del sintomo non coincide con quella medica: in termini medici, il soggetto si considererà guarito quando il sintomo è scomparso. In termini analitici, si potrà giungere alla guarigione, e permettere così alla persona di abbandonare il suo sintomo, solo attraversando una profonda e consapevole comprensione di un enigma, che porterà il soggetto ad affrontare la realtà e il suo mondo con strumenti più adattivi e meno patologici.

D.ssa Chiara Venturi, Centro Clinico SPP Milano

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