I giovani e le droghe: i dati statistici più recenti - SPP Milano

Ci sono forti preoccupazioni per l’ampia diffusione - tra gli studenti europei di 15-19 anni – delle cosiddette nuove droghe (NPS – Nuove Sostanze Psicoattive) e per il consumo di sostanze illecite che, seppure attualmente stabile, mostra percentuali elevate a causa degli aumenti, registrati alla fine degli anni Novanta. In diminuzione, invece, il consumo di sostanze lecite, quali gli alcolici e il tabacco.

E’ stato inoltre lanciato l’allarme sul fatto che il 10% dei ragazzi italiani di età compresa tra i 15 e i 19 anni utilizza i cosiddetti psicofarmaci senza prescrizione medica. Dati che sono significativamente più alti, rispetto alla già preoccupante media europea, che è pari al 6%. Per quanto riguarda, invece, il consumo delle droghe illegali, si rileva una sostanziale stabilizzazione dal 2014.

Queste informazioni emergono dallo studio ESPAD (European Survey Project on Alcohol and Other Drugs) Italia, condotto nel 2018 dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), che ha analizzato i consumi di sostanze psicoattive tra gli studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Lo studio rappresenta un importante monitoraggio a livello europeo ed, essendo condotto da oltre vent’anni, permette di comprendere con precisione l’andamento della diffusione dei consumi psicoattivi e dei conseguenti comportamenti a rischio nella popolazione studentesca e, più in generale, giovanile.

Giovani e droghe

Secondo i risultati dell’edizione dello studio ESPAD, condotta nel 2018, il 33,6% degli studenti italiani, pari a circa 870.000 ragazzi, ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita. Il 25,6% ha, invece, riferito di averne fatto uso nel corso dell’ultimo anno. Tra questi, la stragrande maggioranza, ovvero l’89,4%, ha assunto una sola sostanza illegale. Il restante 10,6% è invece definibile come “poliutilizzatore”, avendo assunto due o più droghe. Il 15,5% del totale degli studenti, pari a circa 400.000 unità, hanno usato sostanze psicoattive illegali nel corso del mese in cui è stato condotto lo studio e il 3,8% ne ha fatto un uso frequente, ossia dalle 10 alle 30 volte negli ultimi trenta giorni.

L’1,2% del totale degli studenti, pari a circa 30.000 giovani, hanno riferito di aver assunto una o più sostanze senza sapere cosa fossero, il 78% di essi non avevano consapevolezza neanche degli effetti che avrebbero provocato. L’uso di droghe, inoltre, si conferma essere maggiormente diffuso tra i giovani di sesso maschile: per tutte le sostanze il rapporto di genere è di circa 1.5; fanno eccezione la cocaina e gli allucinogeni, per le quali i consumatori maschi sono addirittura il doppio delle femmine. 

La cannabis (quali hashish e marijuana) rimane la droga illegale maggiormente utilizzata dai giovani e in pochi anni hanno raggiunto il secondo posto le Nuove Sostanze Psicoattive (New Psychoactive Substances – NPS), seguite dalla cocaina, dagli stimolanti (quali anfetamine, ecstasy, etc.), allucinogeni (come ad esempio LSD e funghi allucinogeni) ed eroina.

In Italia un terzo della popolazione studentesca (33,2%), ha utilizzato cannabis una volta nella vita, il 25,8% ne ha fatto uso nell’ultimo anno. A partire dal 2015, tali percentuali non hanno, però, subito sostanziali variazioni. Il 10,8% degli studenti, pari a circa 280.000 unità tra i 15 e i 19 anni, ha assunto almeno una volta nella vita NPS. La NPS più diffuse sono quelle attribuibili alla categoria dei cannabinoidi sintetici (conosciuti anche come SPICE), provati almeno una volta dal 8,5% degli studenti. A seguito di una sostanziale stabilizzazione osservata tra il 2015 e il 2017, il consumo di questa pericolosissima sostanza è tornato fortunatamente a diminuire nel 2018.

Sono quasi 74.000 gli studenti (pari al 2,8%) che riferiscono di aver sperimentato cocaina almeno una volta nella vita, 47.000 quelli che ne hanno fatto uso nel corso del 2018 (pari al 1,8%) e 24.000 (pari allo 0.9%), quelli che l’hanno assunta nel mese precedente alla rilevazione. Per quasi tutte le tipologie di giovani consumatori di cocaina si rileva una costante diminuzione dal 2013, mentre l’uso frequente ha cominciato a calare solo a partire dal 2017.

L’uso di eroina segnala, invece, un lieve incremento, sia tra chi riferisce di averla provata almeno una volta nella vita (1,5%) sia durante l’ultimo anno (0.9%), mentre restano stabili il consumo nell’ultimo mese (0.5%) e quello frequente (0,2%). Nel corso dell’ultimo decennio emerge, tuttavia, un preoccupante aumento della percentuale di studenti che dichiarano di aver provato ad assumere eroina prima dei 14 anni.

Giovani e consumo di cannabis a "rischio"

Nel contesto dello studio ESPAD Italia, relativo all’anno 2018, è stato possibile anche stimare il consumo di cannabis “a rischio” attraverso lo specifico test di screening CAST - Cannabis Abuse Screening Test. Tale strumento standardizzato consente di rilevare i profili di rischio sulla base di sei domande che descrivono il comportamento d’uso. Si definiscono consumatori “a rischio” quei soggetti che, per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un sostegno clinico per gestire gli effetti del consumo. È importante sottolineare che il test non rappresenta l’equivalente di una diagnosi clinica di dipendenza; esso tuttavia permette di identificare quella quota di utilizzatori che potrebbero in futuro necessitare di assistenza socio- sanitaria e/o specialistica.

Secondo l’analisi del profilo d’uso, il 22,7% degli studenti che hanno assunto cannabis durante l’anno 2018, corrispondenti a 150.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni, è caratterizzato da un consumo definibile “a rischio”. Tra gli studenti con un profilo di consumo di cannabis “a rischio”: il 43,6% ha riferito un consumo molto frequente della sostanza (venti o più volte nell’ultimo mese). Il 12% dei consumatori problematici ha speso più di novanta euro nell’ultimo mese per l’acquisto di cannabis. Tra questi giovani, inoltre, è maggiormente diffuso il cosiddetto “poliuso”: il 25,7% ha assunto due o più tipi di sostanze negli ultimi dodici mesi; il 12% beve alcolici tutti i giorni o quasi e, soprattutto, il 4,2% ha utilizzato dieci o più volte nell’ultimo mese psicofarmaci senza prescrizione medica.

La ricerca ESPAD 2018 conferma quanto si osserva da tempo nella pratica clinica, ovvero che l’uso problematico di cannabis rappresenta spesso la ‘porta d’accesso’ a problemi di dipendenza più gravi, che comprendono l’utilizzo contemporaneo di altre sostanze.

Giovani e psicofarmaci

L’8% degli studenti riferisce di aver assunto psicofarmaci, senza prescrizione medica, una volta negli ultimi dodici mesi, il 4% sostiene di averlo fatto una volta negli ultimi 30 giorni e l’1% afferma di averli usati almeno 20 volte nell’ultimo mese. La maggior parte dei ragazzi li trova in casa, perché sono utilizzati da altri membri della famiglia. A fare uso di questo tipo di farmaci sono in prevalenza le ragazze (13%), rispetto ai ragazzi (7%). La tendenza sembra indicare un ritorno verso i massimi livelli di utilizzo, che si sono avuti in Italia a metà degli anni ’90.

Il tipo di psicofarmaci assunti sono soprattutto quelli per l’insonnia, per regolare l’umore (antidepressivi o stabilizzatori dell’umore) e quelli per l’iperattività (inclusi vari anfetaminici). Va ricordato che questi farmaci, soprattutto se assunti senza una prescrizione e un monitoraggio specialistico da parte del medico rispetto ai dosaggi, possono avere effetti nocivi, a maggior ragione, sul sistema nervoso di organismi in via di sviluppo, come sono quelli dei giovani di età compresa tra i 15 ed i 19 anni.

Conclusioni

Secondo la ricerca ESPAD, i fattori “protettivi” rispetto ad un utilizzo di sostanze ad “alto rischio” sono: il leggere libri per piacere, l’avere un rendimento scolastico alto, il praticare attività sportive ed essere soddisfatti della propria salute. Ma è il sostegno affettivo da parte dei genitori che fa la differenza: se quasi il 75% dei consumatori non problematici riferisce, infatti, di sentirlo spesso o quasi sempre, tra i problematici questa quota scende al 66,8%.

Va ulteriormente evidenziato che il desiderio di divertimento non è l’unico motivo, che porta i giovani ad avvicinarsi alle sostanze psicoattive, ma possono anche essercene altri, quali il bisogno di incrementare le proprie prestazioni a scuola o al lavoro e/o di sfuggire dalla propria infelicità e insoddisfazione, che vanno spesso a concretizzarsi in bassa autostima, insicurezza e depressione. Compito fondamentale dei genitori è di sensibilizzare i propri figli rispetto agli effetti che queste droghe creano, ma soprattutto, di fornirgli gli strumenti per trovare le risposte ai propri problemi in maniera diversa e più costruttiva.

In alcuni casi può essere utile, sia per le famiglie, che per i diretti interessati, un aiuto e un sostegno psicologico esterno di tipo specialistico, quale quello offerto dal Centro Clinico SPP.

A cura del dott. Davide Fiocchi – Centro Clinico SPP dell’Adulto Milano

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